"Non si tratta solo di migranti", si tratta di... MAJLINDA!

“Non si tratta solo di migranti”, si tratta di… MAJLINDA!

Mi chiamo Majlinda e ho 22 anni. Vengo da un piccolo paese dell’Europa sud-orientale, il Kosovo e sono una studentessa di The American University of Rome (AUR).

Venendo da un piccolo paese come il Kosovo che ha attraversato una guerra nel 1999 che ha ottenuto la sua indipendenza nel 2008, ho assunto più consapevolezza a riguardo della migrazione. Durante la guerra del 1999-2000, avevo solo 2 anni quando tutti i cittadini del Kosovo, compresa la mia famiglia, furono costretti a fuggire dal paese dall’esercito serbo e coloro che non obbedirono furono massacrati. Fortunatamente per noi, con la conferma dei massacri, in Reqak (Kosovo centrale) la NATO è intervenuta obbligando le forze serbe a lasciare il Kosovo. Dopo alcuni mesi di rifugio, con ritiro di militari serbi, siamo riusciti a tornare alle nostre case. Malgrado la mia giovanissima età ricordo ancora le sofferenze che la mia famiglia ha subito, ma grazie alle storie con cui sono cresciuta, ho avuto una vera e propria idea di come ci si sente ad essere rifugiato. Il terrore che hanno attraversato per venire in Italia dalle diverse parti del mondo ha avuto un impatto sul modo in cui vedo il mondo adesso.

Anche dopo l’indipendenza, non siamo stati in grado di viaggiare in nessun’altra parte tranne che nei paesi vicini senza visto. Mi sentivo come in trappola e mi è stata negata la libertà di visitare altri paesi solo perché provengo dal Kosovo. Ancora oggi, il Kosovo sta cercando di ottenere l’approvazione del parlamento europeo per la liberalizzazione dei visti, tuttavia, l’UE nega ancora il diritto principale quello della libertà di circolazione.

I primi due anni ho frequentato un’università americana in Kosovo. Volendo acquisire più esperienza dai miei anni di università, pero dopo questi due anni meravigliosi, ho deciso di trasferirmi in un altro paese. Per questo mio cammino verso il futuro migliore ed alla ricerca di nuovi orizzonti, ho scelto l’Italia. Ho scelto Roma perché avevo già la conoscenza della lingua italiana ed era più vicina al mio paese. Tuttavia, quando mi sono trasferita scoprii che la realtà era diversa da quello che mi aspettavo. Nonostante la mia conoscenza della lingua, inizialmente ho avuto difficoltà a comunicare poiché le persone parlano abbastanza velocemente, inoltre essendo la cultura notevolmente diversa dalla mia ho avuto uno shock culturale. Nel primo semestre tutto era nuovo per me, ma mi ci sono voluti alcuni mesi prima di adattarmi alla cultura e alle persone, ora mi sembra la mia seconda casa.

Poiché la mia ragione per trasferirmi in Italia era una migliore istruzione, sento che la migrazione è un’altra opportunità offerta per seguire i tuoi sogni e realizzare qualcosa di più nella vita. Ad AUR faccio parte del club di volontariato dove svolgiamo varie attività. Il club si offre volontario per le attività che si svolgono a Casa Scalabrini 634. Innanzitutto, mi sono offerta volontaria per la giornata di pulizia del quartiere e inoltre, ho partecipato a Rifugiato per un Giorno, un’attività organizzata da Casa Scalabrini 634 per sensibilizzare sull’esperienza che i rifugiati vivono.

Ero interessata a partecipare a più attività organizzate da Casa Scalabrini 634 fino a quando non ho visto l’opportunità di uno stage. Il mio tirocinio presso questa struttura è importante per me perché aiutare gli altri è sempre stato il mio obiettivo e credo di sfruttare questa opportunità per raggiungere il mio scopo. Sapere di aiutare gli altri anche con un piccolo contributo che faccio perché questo mi rende felice e mi motiva a fare di più. Lavorare qui mi ha insegnato che c’è molto da fare sui rifugiati e con poco sostegno da parte di tutti possiamo mettere un sorriso sul volto di qualcuno!