"Non si tratta solo di migranti", si tratta di... FRANCESCO!

“Non si tratta solo di migranti”, si tratta di… FRANCESCO!

Sono Francesco, un ragazzo italiano, e sono già da più di un mese in Casa Scalabrini 634: spazio sincero con chiari e variegati propositi. Arrivato nella terza settimana di ottobre, la casa mi ha accolto con calore e con rispetto, cercando di instaurare sin dall’inizio un rapporto di fiducia. Le diversità dei componenti dello staff permettono la realizzazione di un progetto armonico: dalle relazioni interpersonali ai dialoghi interculturali ed interreligiosi; dai piani di sensibilizzazione nelle scuole alla rivalutazione del quartiere.

Dal momento del mio arrivo, c’è una domanda alla quale la mia mente anela per incontrare delle risposte: mi chiedo se sia davvero importante  prendere una posizione per “risolvere” il fenomeno migratorio; se sia opportuno, dunque, ascoltare  la regione di sinistra con il suo messaggio “con” gli immigrati e con le sue proteste o, tendere l’orecchio al lato destro, con la sua politica “contro” gli stranieri e con le sue barriere di paura: la verità sta da una parte o dall’altra? O, invece, trascende i due poli?.

Quando vengo a Roma, si cristallizza in me sempre la medesima impressione: la realtà di strada, non solo è quella più visibile, ma mi sembra anche quella più reale e, la quotidianetà romana, assume di conseguenza un ruolo secondario: coriandoli lanciati nel vuoto, illusioni progettuali.

Loro no. “Loro della strada” se hanno trovato un lavoro ed una stanza sono obbligati interiormente a sentirsi grati e realizzati. “Ma io ho dei sogni: vorrei fare il pasticciere, vorrei fare l’attore, vorrei studiare economia”.  Alcuni, presi dall’entusiasmo, l’altro giorno mi hanno detto timidamente queste parole, ma poi dopo aver “ripreso coscienza”, tornarono alla sobria discrezione: non si sentono nella posizione di poter sognare: cibo e letto racchiudono la somma della loro esistenza.

Non si tratta solo di migranti, siamo anime nomadi: “Ci prepariamo per la migrazione suprema, quella ultima” – direbbero alcuni mistici islamici.

Negli utlimi 7 anni ho avuto la fortuna di provare alcune esperienze di vita all’estero: nell’estremo occidente, che in realtà, geograficamente è ad oriente – l’Australia; in Asia (Nepal) e in Portogallo e in Spagna: due terre più vicine all’Italia. All’inizio pensavo che le difficoltà da affrontare, durante questi viaggi, sarebbero state l’adattamento e la ricerca del lavoro, ma poi ho riscontrato la problematica della lotta contro i tentacoli ozio-burocratici:  la polizia può farti attendere tranquillamente alcuni mesi prima di consegnarti “il foglio di lavoro”.

Concludo ringraziando i ragazzi – provenienti dal Mali, Gambia, Senegal,Niger, Iran, Siria, Italia, Romania- i quali vivono qui con me: nonostante le preoccupazioni ordinarie, riusciamo a condividere attimi di silenzio, di ascolto e di gioia per una mutua fecondazione.

Sono uno straniero ed un migrante, fuori dall’Italia e dentro l’Italia; fuori dalla mia regione e nella mia regione; fuori dalla mia casa e dentro la mia casa. Qui, a Casa Scalabrini 634, tra gli stranieri, forse non mi sento più uno straniero; tra i migranti, forse non mi sento più un migrante!