"Non si tratta solo di migranti", si tratta di... MASSIMO!

“Non si tratta solo di migranti”, si tratta di… MASSIMO!

La mia esperienza è quella di un Poliziotto che da 33 anni svolge il suo compito istituzionale a Roma nel Commissariato Torpignattara, sempre a contatto con la gente che vive in strada,  persone che ti odiano perché porti una divisa ma ti rispettano per quello che fai, perché secondo il loro codice “ fai bene il tuo lavoro ma soprattutto non sei la Guardia Infame” .

Con il passare del  tempo mi sono reso conto che la strada è vissuta soprattutto da tanta gente semplice ed onesta, quella che ti può trasmettere tanto, quella che si accontenta anche del semplice sorriso di quell’uomo in divisa per sentirsi rassicurata.

Quindi nel mio piccolo ho iniziato ad avere con i cittadini e le istituzioni locali un rapporto fatto di reciproca collaborazione, creando una piccola rete di comunicazione che si è rivelata fondamentale per la risoluzione di alcune problematiche, sia esse di natura prettamente di Ordine e Sicurezza Pubblica che di natura sociale, mettendo a disposizione la mia esperienza professionale in progetti di integrazione.

Con i giovani adolescenti invece ho iniziato la mia esperienza lavorativa nel 2007 quando ero il responsabile del Poliziotto di Quartiere presso il Commissariato. Con i colleghi della mia squadra abbiamo iniziato ad incontrare nelle scuole i giovani del nostro quartiere, ma una serie di vicissitudini, noiose da raccontare, dopo qualche anno il progetto finalizzato con le scuole è naufragato.

Sette anni fa la Questura di Roma, Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico ha creato un progetto interamente rivolto ai giovani studenti di ogni ordine e grado della provincia di Roma, “Progetto Scuole Sicure” nel quale inizialmente sono stato nominato referente del Commissariato di appartenenza e poi  tutor dei colleghi impegnati nel quadrante Sud-Est della Capitale.

Il progetto, (ora posso dirlo a gran voce) è svolto con grande professionalità da un team di Poliziotti impegnati a diffondere tra i giovani il concetto di legalità, affrontando tematiche sulla  dipendenza da droga e alcool, ludopatia, violenza di genere, bullismo e cyberbullismo.

E proprio a queste due ultime tematiche mi sono particolarmente dedicato.

Circa 3 anni fa scopro quasi per caso “Casa Scalabrini 634”, ubicata a poco più di centro metri dal Commissariato, quello che io credevo fosse un seminario teologico ormai dismesso. Come dicevo questa bellissima e per me all’epoca nuova realtà insistente nel quartiere, la scopro proprio per casualità, direi tra un caffè e l’altro, in un momento di pausa, conosco dei ragazzi meravigliosi che prestano la loro opera a Casa Scalabrini 634, in progetti che promuovono la cultura dell’accoglienza.

Quindi decido di entrare in contatto con loro, ricordo ancora l’emozione che mi ha suscitato quell’incontro. Una mattina mi sono presentato da loro, dove sono stato accolto con entusiasmo da Emanuele, il responsabile del centro che mi ha illustrato tutti i progetti portati avanti da Casa Scalabrini 634, posso dire che è stato un amore a prima vista con questa organizzazione.

Da quel giorno che sono in contatto con i ragazzi di Casa Scalabrini 634, con loro ho avuto modo di condividere alcuni eventi di particolare rilevanza sociale, ma soprattutto mi sono trovato in sintonia con le tutte le iniziative “Non si tratta solo di migranti”, dare il mio piccolo contributo per abbattere quel muro di diffidenza, e se vogliamo di timore che nutrono alcuni rifugiati e migranti verso le Forze di Polizia è stato per me un opportunità unica.

E’ stato bellissimo prendere parte ad una partita di calcio tra la squadra di  Casa Scalabrini 634 e del Dicastero per lo Sviluppo Umano e Integrale – Sezione Migranti e Rifugiati e la squadra di amici canadesi. Quest’ultimi, non proprio giovanissimi, con i loro racconti da immigrati italiani all’estero, hanno rafforzato in me il concetto di  “accoglienza”.

Sono fiero di aver coinvolto e condiviso la mia esperienza con Casa Scalabrini 634  anche con altri colleghi di lavoro.

Sicuramente Casa Scalabrini 634 è un valore aggiunto per Torpignattara e per tutto il quadrante sud-est della Capitale, zona particolarmente popolosa e con un alta presenza di immigrati, una struttura che sicuramente fa da ottimo collante tra i vari tessuti sociali e punto di riferimento per sconfiggere, attraverso il dialogo e la cultura, la diffidenza verso i meno fortunati.

Ne approfitto per ringraziare tutti gli operatori ed i volontari di Casa Scalabrini 634 per il loro impegno quotidiano non solo nella sede di Via Casilina 634, ma nelle sedi dislocate in tutto il mondo!