"Non si tratta solo di migranti", si tratta di... CLAUDIO!

“Non si tratta solo di migranti”, si tratta di… CLAUDIO!

Mi chiamo Claudio Gnessi e da qualche anno cerco di promuovere lo sviluppo culturale del territorio del Municipio V di Roma, con particolare attenzione all’area di Tor Pignattara. Insieme a una comunità di ricercatori, cittadini e associazioni abbiamo creato un Ecomuseo Urbano, l’Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros. L’Ecomuseo è un museo fuori dal museo, che vive nelle strade, nelle piazze, sui muri, nei parchi. È un museo che non si ferma mai ma si rinnova ogni giorno, grazie alle attività di chi vive il territorio, alle memorie che si sedimentano, ai racconti che si costruiscono, alla pratiche che si producono. È un museo in cui i percorsi e il patrimonio vengono costruiti insieme ai cittadini, con un’opera paziente di dialogo e ricerca.

La ricerca, appunto, è la nostra attività principale. Studiamo testi, mappe, fonti scritte e orali, incontriamo persone, intervistiamo, rovistiamo nei bauli delle nonne a caccia di foto e memorie. Il tutto per ricostruire la ricchezza culturale di questa zona attraverso possibili percorsi di fruizione. Questa attività ci ha permesso di ricostruire un patrimonio immenso, complesso, straordinario e incredibilmente “internazionale”.

Il Municipio V è infatti da sempre un territorio di viaggio, transito, migrazione. È letteralmente costruito sull’incontro tra lingue, culture, dialetti, usi, costumi e tradizioni diverse. Lo studio della storia ce lo rivela in modo inequivocabile, dando della presunta “romanità” di questi luoghi una lettura più profonda, che la rivela come sinonimo di meticciato culturale. La cosiddetta romanità non è altro, quindi, che sintesi di diverse culture che nel tempo si sono incontrate, fuse, amalgamate.

Oggi, grazie alle migrazioni internazionali, questo fenomeno si sta arricchendo di nuove prospettive. E il nostro territorio è diventato l’unico luogo di Roma in cui sono in atto processi di trasformazione culturale davvero innovativi. Le pratiche, le narrazioni, gli eventi, le lingue madri e le visioni del mondo che quotidianamente si scontrano nello spazio pubblico e privato, lo rendono uno luogo unico nel panorama nazionale. Per questo una parte della nostra ricerca sta concentrandosi proprio nel cercare di capire queste dinamiche, per provare a comprendere come queste diverse spinte culturali stiano producendo evoluzioni, trasformazioni, arricchimenti.

Da questo punto di vista l’incontro con Casa Scalabrini 634 è stato un momento seminale. La casa è uno spazio unico in cui grazie alla grammatica dell’accoglienza è possibile osservare queste relazioni crescere, maturare, farsi vita quotidiana. Un processo dinamico, inarrestabile, che vive del dialogo, della contaminazione, dello scambio e che produce nuova cultura, nuovo patrimonio condiviso, nuovo immaginario.

Ci vorrà del tempo, ma proprio grazie a realtà come Casa Scalabrini 634 il nostro territorio avrà modo di sperimentare la naturale inclinazione della cultura umana a prosperare nella condivisione, nell’incontro, nel dialogo, nell’interazione. Proprio grazie a spazi come questi cominceremo a superare pregiudizi antistorici e arriveremo a comprendere come la molteplicità sia l’unica dimensione possibile dell’identità locale.