"Non si tratta solo di migranti", si tratta di... GABRIELE!

“Non si tratta solo di migranti”, si tratta di… GABRIELE!

Mi chiamo Gabriele Beltrami, ho 48 anni e sono un missionario scalabriniano. In questo periodo del mio servizio nella congregazione mi occupo del variegato ambito della comunicazione: mi muovo, insomma, tra riviste da pubblicare, siti da aggiornare e social network che interagiscono globalmente con altri media. Sono nato in Italia, a Roma, ma le mie “radici” sono alquanto diversificate: mio padre è toscano e mia madre romana, ho avuto due nonni ovviamente toscani, ma anche una nonna di Crema sposata ad un calabrese. Non è finita qui: una mia bisnonna era infatti belga. Un mix che è sicuramente comune a molti di noi su questa terra e che dovrebbe farci riflettere un po’ in questi nostri tempi alquanto burrascosi per quanto riguarda il tema della mobilità umana.

Le mie esperienze con la migrazione, perciò, sono cominciate fin da prima che me ne rendessi conto, così come il mio contatto con la congregazione scalabriniana. Avevo solo 8 anni quando feci un viaggio di famiglia per un matrimonio di parenti in Francia (altro ramo “forestiero” che possiedo oltralpe). Ebbene, quel matrimonio fu celebrato da uno scalabriniano che solo 30 anni dopo ho conosciuto e “rivisto”!

Casa Scalabrini 634 mi è vicina al cuore in quanto prima che ospitasse il progetto attuale è stata la struttura, la casa di noi religiosi studenti di teologia. Ho gioito quando noi confratelli all’unanimità abbiamo deciso di trasformarla nella bella realtà che tutti possono visitare e vivere oggi: Casa Scalabrini 634 è infatti, per me, uno spazio dove si impara l’accoglienza in maniera spontanea, dove la ricchezza è misurata dalle relazioni diverse e uniche che si possono stringere fin dai primi attimi di immersione nella sua “atmosfera”. Sembra assurdo, lo so, ma basta oltrepassare un piccolo portone e si è catapultati in una realtà capace di umanizzare ogni momento della giornata: dai saluti regalati con abbondanza e generosità alla condivisione di un bicchiere d’acqua o di un boccone di cibo tradizionale appena cucinato. Il “popolo” che affolla le giornate di settembre e di giugno, pensate per ripartire con le attività e per fare un po’ di sintesi del cammino fatto, cresce ogni anno di più, indice che quando si respira aria pulita e nuova non si torna più indietro, non se ne può fare a meno.

Il mio compito istituzionale è raccontare tutto questo: sarò di parte, lo so, ma è impossibile negare l’evidenza che questo luogo posto sulla storica via Casilina, percorsa nei millenni da carovane di popoli, continua ad offrire accoglienza a braccia aperte, una vocazione che Roma ha sempre avuto e che solo ultimamente sembra affievolirsi per “il-logiche” demagogiche e politiche che nulla hanno a che fare con il “core de Roma”. Casa Scalabrini 634 è, in poche parole, assai di più di un’esperienza di ospitalità per ragazzi rifugiati: è una occasione da cogliere al volo per crescere e sperimentarsi nel vivere la cultura dell’incontro che Papa Francesco non smette di proporci come stile di vita!