OnTheMoveRadio, racconti e musica per promuovere l’integrazione

Tiziana Sforza - Volontaria Casa Scalabrini 634

OnTheMoveRadio, racconti e musica per promuovere l’integrazione

Ci sono tanti modi per promuovere l’integrazione. A “Casa Scalabrini 634” ce n’è per tutti i gusti: dalla scuola di italiano alla scuola di sartoria, dalle cene conviviali alle iniziative culturali e agli interventi per mantenere il decoro del quartiere. Io ho scelto la radio.

Mi sono affacciata per la prima volta a OnTheMoveRadio nel giugno del 2017, ma è a partire dal febbraio 2018 che sono entrata nel vivo dell’attività grazie al corso per “operatori di web radio” organizzato da “Casa Scalabrini 634”.

Che cosa vuol dire “dar voce” alle storie di integrazione? L’ho scoperto proprio grazie alla radio, uno strumento potentissimo per raggiungere un ampio numero di persone e per far mettere in gioco i protagonisti del processo di integrazione: italiani e stranieri, studenti e professionisti, donne e uomini si raccontano ai microfoni di OnTheMoveRadio nelle varie trasmissioni in palinsesto e condividono un pezzetto del proprio vissuto che, forse perché mediato dalla presenza di un microfono, ha un valore aggiunto molto particolare.

Al corso eravamo oltre venti partecipanti, fra italiani e stranieri. Partivamo tutti da zero, con lo stesso livello di conoscenza (quasi nulla) di come funziona la struttura e la redazione di una radio. Eravamo tutti accomunati dalla voglia di imparare, di cercare storie interessanti da raccontare, di stare in studio e provare l’emozione dell’ “on air”.

Abbiamo condiviso un percorso di crescita, di collaborazione e aiuto reciproco. Tre mesi dopo, al termine del corso, è iniziato il lavoro sul campo vero e proprio fatto di selezione delle storie e degli ospiti, ricerca di coerenza con la linea editoriale e con la mission della web radio: mettere al centro le storie delle persone ed essere strumento di intrattenimento, formazione e sensibilizzazione sul fenomeno della mobilità umana.

OnTheMoveRadio, lanciata in Italia da Casa Scalabrini 634 nel 2015, si ispira a una attività svolta dalla ASCS Onlus nel progetto Fronteras Solidarias, alla frontiera tra Bolivia e Argentina. In quel contesto difficile accadeva che alcune giovani ragazze vittime di tratta riuscivano a raccontare in radio le loro storie e i loro drammi, rassicurate e tranquillizzate dal senso di protezione che la radio trasmetteva loro.

Una funzione terapeutica, insomma.

Lo studio radiofonico è un po’ come il lettino dello psicanalista: rilassa, induce al raccoglimento e alla riflessione, al racconto senza filtri. Me lo ha confermato anche Emanuele Selleri, responsabile di “Casa Scalabrini 634” e conduttore della trasmissione “I Remember” su OnTheMoveRadio, il programma che racconta storie di vita segnate dall’emigrazione. Attraverso la scelta di alcune canzoni, gli ospiti della trasmissione – che sono anche i migranti che vivono a “Casa Scalabrini 634” – si lasciano andare al flusso dei ricordi e rivivono emozioni e incontri della propria vita passata. “Tante volte gli ospiti di questa trasmissione sono riusciti a esprimere ai microfoni della radio ricordi positivi e negativi che si erano tenuti dentro di sé per mesi se non per anni – racconta Emanuele Selleri – e poi, all’improvviso, sono usciti tutti fuori come un fiume in piena davanti a un microfono. Per loro è stato assolutamente catartico, una sorta di liberazione”.

Si potrebbe parafrasare l’espressione “non lo dico a nessuno ma lo dico in televisione”: lo studio di registrazione radiofonico, esattamente come lo studio televisivo, può diventare una sorta di schermo protettivo nei confronti del mondo esterno. Di fronte a un microfono, nell’atmosfera ovattata e serena di OnTheMoveRadio, nessuno si sente giudicato. Tutti vengono accolti e messi a proprio agio, e proprio questo consente di lasciarsi andare e tirare fuori le proprie idee.

La dimensione di OnTheMoveRadio che mi ha conquistato è la sua propensione a veicolare notizie positive, storie a lieto fine, svariate tradizioni culturali e ritmi musicali, tante voci con accenti diversi che raccontano un pezzo della nostra complessa realtà in cui cerchiamo di promuovere l’integrazione. Sono fiera di essere anche io una di quelle voci.